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ACQUA COTTA


La Storia

L'acqua cotta ha sfamato generazioni di lavoratori della maremma: sia che facessero i mandriani, i pastori o i carbonai, si preparavano tutti l'acqua cotta, un mangiare che variava con le stagioni e con quello che si trovava nei campi o nei boschi e ci si poteva permettere di cuocere in pentola.

I mandrani e i pastori, che un tempo andavano a trascorrere lunghi mesi in Maremma con le loro bestie, anche quando andava bene, nel tascapane avevano poche cose che dovevano durare il più a lungo possibile: una bottiglia d'olio, qualche cipolla e qualche aglio, un po' di baccalà secco, del pane, un pezzo di pancetta di maiale, o del lardo e l'agreste, che a quei tempi veniva usato al posto del pomodoro ed era ottenuto strizzando l'uva mezza acerba d'agosto in un recipiente chiuso poi da cera d'api.

Così, mentre facevano pascolare le bestie, anche il mandriano e il pastore cercavano le erbe, le pulivano, poi le bollivano e le strizzavano in piccole palle.

Prendevano un recipiente di ferro, vi tagliavano a quadretti piccolissimi la pancetta di maiale, o il lardo, una cipolla a fettine sottile e facevano soffriggere il tutto con l'olio. Quando la cipolla imbiondiva aggiungevano l'agreste e, se ce n'era, un po' di vino.
Nel frattempo facevano bollire dei pezzetti di baccalà, precedentemente messo a mollo, per circa un'ora in una pentola d'acqua con delle patate. Ci rovesciavano l'intingolo col soffritto e facevano cuocere tutto a fuoco lento.
Quando tutto era giunto a cottura arrostivano il pane tagliato a fette, lo ungevano, lo mettevano in un recipiente e sopra vi versavano tutto quanto avevano bollito.

Era una ricetta legata alle stagioni, dato che venivano usate piante spontanee raccolte nei campi o nei pascoli e ai mestieri:
per esempio diversa dalle altre era l'acqua cotta dei pecorai che potevano arricchirla con un po' del formaggio prodotto dal loro gregge.

Era un piatto di gente che viveva male.

Come i pecorai e i mandriani, anche i carbonai facevano un duro lavoro che li portava lontani da casa per lunghi mesi.
Oggi quasi non esistono più, ma quella dei carbonai è una storia di sacrifici, privazioni, nottate insonni per controllare i mucchi dove bruciava la legna da trasformare in carbone. I carbonai erigevano un riparo con tronchi e lo ricoprivano di fango ed erba, per ripararsi durante la notte dagli animali, dal freddo e dalla pioggia. Fra di loro c'era sempre qualcuno addetto alla preparazione del pasto: spesso si trattava di polenta e formaggio, o dell'acqua cotta, fatta con poche erbette e qualche fungo trovato nei boschi.


Gli ingredienti
[per 4 persone]

8 Fette Pane Casereccio Raffermo
Olio D'oliva Extra-vergine
1 Cipolla
4 Pomodori Da Sugo
Alcune Foglie Menta Selvatica (mentuccia)
Sale
Pepe


Modalità di preparazione


Mettere le fette di pane nella zuppiera condendole con abbondante olio e pepe macinato di fresco.
Far bollire in 3/4 di litro di acqua salata la cipolla affettata, i pomodori a filetti e la mentuccia a tagliata grossolanamente.
Dopo 20 minuti versare il tutto sul pane e far riposare coperto per un paio di minuti. Servire ben caldo.


 


Per provare la vera ACQUACOTTA
a Milano ti consigliamo:



Ristorante Toscano "La Tavernetta da Elio"
[Milano centro -  Via Fatebenefratelli 30, 20121 Milano - Tel 02/653441]

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